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+39 388 8686407 contatti@casadeifrati.it Strada Valle Orfane 114, fraz. Variglie, 14100 Asti
L'antica residenza dei Frati Domenicani

La Casa dei Frati, ancora oggi immersa nel verde delle colline di Variglie, frazione sulla strada per Alba, a Sud di Asti, è stata nei secoli scorsi residenza estiva dei Frati Domenicani.

L’Ordine Domenicano, conosciuto anche come Ordine dei Frati Predicatori, venne fondato in Francia, all’inizio del 1200 e riconosciuto ufficialmente da Papa Onorio III nel 1216. Il mandato della conversione e della predicazione portò i Frati Domenicani a diffondersi rapidamente in Europa e, naturalmente, anche nel territorio astigiano. Territorio nel quale erano già presenti, in quegli anni, abbazie e monasteri benedettini ma anche forme di eresia, quali il catarismo, praticato da eretici che, perseguitati nel Sud della Francia, cercavano rifugio nel Nord Italia, trasmigrando attraverso le valli Occitane. Forme di catarismo erano comunque già presenti nei primi decenni del 1000 a Monforte d’Alba, ad una quarantina di chilometri a Sud di Asti.

Ritenuti insufficienti i risultati della lotta all’eresia, all’inizio del XIII secolo vennero instituiti i tribunali dell’inquisizione e Gregorio IX, nel 1235, li affidò ai frati Domenicani, vista la loro robusta preparazione teologica. Incarico che manterranno fino all’abolizione dell’inquisizione.
Anche se proprio a Penango, a Nord di Asti, si trovava la sede di villeggiatura dell’Inquisitore di Casale, la presenza dell’Ordine Domenicano ad Asti non si esaurisce al ruolo che ebbero nelle persecuzioni religiose. Anzi, il convento dei domenicani, o della Maddalena, risalente probabilmente al 1219, fu tra le fondazioni piemontesi più antiche, le sagrestie dell’ordine erano depositarie ed archivio di documenti civili ed atti, domenicano era Jacopo da Cessole, autore del Liber de moribus così come astigiano fu il trentesimo Maestro Generale dell’ordine Domenicano tra il 1462 ed il 65, Fra Corrado d’Asti.
All’inizio dell’Ottocento, le soppressioni napoleoniche colpirono duramente numerosi ordini, tra i quali, i Domenicani. Alienazioni ed abbandoni furono la causa della rovina e dell’abbattimento di molti immobili appartenuti ai Padri Predicatori. Ma se alcuni edifici vennero effettivamente demoliti, altri subirono una sorte meno avversa, venendo destinati ad attività diverse da quelle per le quali erano stati eretti.

Non è chiaro se risalgano a quegli anni la demolizione di alcuni avancorpi della Casa dei Frati (porticato, piccolo chiostro?), di cui ancora si rileva traccia nei documenti catastali più antichi, ma certamente, la nuova destinazione agricola dell’immobile fu all’origine, per almeno un secolo, di interventi incongruenti con l’impianto originario dell’edificio. Come, per esempio, la costruzione di un’ultima rampa di scale, di fattura approssimativa, a continuazione dello scalone principale, che, pur consentendo di raggiungere i locali sottotetto, compromise in parte la bella volta a cupola ribassata che conclude verticalmente l’ambito dello scalone principale stesso.
Numerose sono comunque le tracce di un impianto piuttosto complesso, emerse anche nel corso dei lavori di recupero della casa. Vasche di raccolta ipogee, accessi abbandonati, cunicoli segreti (che racconti dei vecchi del luogo descrivono come ancora utilizzati nell’ultimo conflitto bellico) sono testimonianze di un edificio articolato, attrezzato per una certa autosufficienza ma anche in grado di garantire vie di uscita sicure e discrete.

Con la seconda metà del secolo Novecento, la trasformazione dell’economia da agricola ad industriale e il graduale inurbamento dalle campagne causarono, anche per la Casa dei Frati, un lento declino che venne però interrotto dall’attuale famiglia proprietaria che, nella metà degli anni 70, la acquisì.

Da quel momento, è iniziata un’opera di costante recupero, attuata attraverso una serie di interventi edilizi di valorizzazione e di eliminazione delle superfetazioni e, parallelamente, di acquisizioni allo scopo di ricostituire gli ambiti dell’antica Casa dei Frati. Negli ultimi anni l’attività si è concretizzata, da una parte, nella rivalorizzazione delle colture agricole e delle tradizioni enogastronomiche locali attraverso la realizzazione di un orto e di un vigneto a conduzione famigliare, nonché di una cantina per la produzione e la degustazione del vino, dall’altra con la costruzione di una piscina che consente di apprezzare, in chiave anche ludica, lo straordinario ambiente naturale delle colline astigiane.

Papa Onorio III approva l'Ordine. Anonimo del XVI secolo

Papa Onorio III approva l'Ordine. Anonimo del XVI secolo

Jacopo da Cessole è noto per essere l'autore di un trattato in latino sul gioco degli scacchi, ispirazione per regole di ordine morale generale. L'opera tradotta in molte lingue fu pubblicata ripetutamente fino al 1829.

Jacopo da Cessole è noto per essere l'autore di un trattato in latino sul gioco degli scacchi, ispirazione per regole di ordine morale generale. L'opera tradotta in molte lingue fu pubblicata ripetutamente fino al 1829.

Una immagine fotografica della facciata principale della Casa dei Frati risalente ai primi anni ‘70

Una immagine fotografica della facciata principale della Casa dei Frati risalente ai primi anni ‘70

Il cantiere della piscina, sullo sfondo si intravede la torretta della Casa dei Frati.

Il cantiere della piscina, sullo sfondo si intravede la torretta della Casa dei Frati.

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